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Acqua, mia replica a de Magistris e Calabretta, “scaramucce inutili, la via è tutt’altra”

In campagna elettorale ci sta che Calabretta e de Magistris giochino al primo della classe. Al netto delle loro scaramucce, la gestione del servizio idrico calabrese va affidata a una società interamente in house, composta dai Comuni e dalla Regione. Siffatto gestore dovrà a mio avviso occuparsi della distribuzione al dettaglio nei primi, perché ci sia un rapporto diretto tra questi e i cittadini.

di Giuseppe d’Ippolito

Si tratta  di un aspetto essenziale. Così i Comuni potranno recuperare più facilmente le morosità, avendo rapporto diretto con i propri utenti. Ancora, la Regione deve assorbire i dipendenti Sorical e, per loro tramite, occuparsi dell’acqua distribuita all’ingrosso. Ricordo che per ben tre volte Sorical fu invitata per essere audita in commissione Ambiente, ma non si presentò mai. È probabile che prevedesse di fare scena muta davanti alle mie domande sui mancati investimenti per le infrastrutture. Allora la Regione deve chiedere quei soldi a Sorical, costituendosi come creditore, se ancora non l’avesse fatto. La Regione, insomma, ha il preciso dovere di recuperare le risorse in questione, quindi di adoperarsi per mettere in ordine le infrastrutture dell’acqua all’ingrosso e, poi, attraverso l’Aic, affidare il servizio a una propria società pubblica, partecipata dai Comuni.

Deve valere un principio chiaro: se i cittadini non pagano l’acqua, è perché hanno un servizio pessimo. Soltanto se nel servizio ci sarà un rapporto diretto, è pensabile che la morosità possa essere sanata o sanzionata efficacemente dai Comuni. Peraltro, ciò realizzerebbe quanto stabilito nel referendum del 2011 sull’acqua pubblica. Se occorre, provvederemo con appositi interventi legislativi».

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